Rize Griche
Radici Griche

To spiti tu gricu
La casa del grico

E fonì tu Gricu
La voce del Grico
Ena provèrbio pàsson emèra

U fsematàri en 'ne pistimmèno t'alìssio

Al bugiardo non è creduto il vero


Ena lòo pàsson addomàta

Lattèa

Lattèa, laftèa (f.), calcio, al plurale e lattèe, lattè


Es.:
E lattèa, pu s’òsire attè, ene alìo prama, ja cio pu ècame = il calcio che ti ha tirato ieri, è poca cosa, per quel che hi fatto.

Vale accura ca citto ampari sirni lattè = fai attenzione che quel cavallo tira calci.

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lattea , IPA [laˈtːe̞a] “calcio”

Il termine lattea è un sostantivo deverbale, un nome cioè derivato da un verbo o, nella maggior parte dei casi, dalla sua radice o tema a cui vengono aggiunti degli affissi.

λακτίζω
( laktízō “colpire col piede, scalciare, calpestare”) al cui tema λακτ- è stato aggiunto il suffisso -έα, un meccanismo piuttosto comune in greco per la formazione di nuove parole e di cui in greco salentino abbiamo traccia soprattutto nei nomi d’albero ( milo > milea “melo”; rudi > rudea “melograno”; appidi > appidea “pero” etc.) ma anche in parole come kannea “fuliggine” (da kannò “fumo”) e merea “zona, contrada” (da mero “parte, lato”).

Λακτίζω è formazione verbale derivata dall’avverbio λάξ ( láx “con il piede”) da cui il significato di “scalciare”. Λάξ è attestato già nell’Iliade e λακτίζω a partire dai tragici ma l’etimo è oscuro. La struttura radicale λακ - non porta verso prototipi indoeuropei noti ed è forse più vicina al sostrato pre-greco. La linea di formazione di λακτίζω è, con buona probabilità, la seguente:

*λακ(τ)- > *λακ(τ)-ς > λάξ > *λακ(τ)-δϳ-ω > λακτίζω
*lak(t)- *lak(t)-s láx *lak(t)-dj-ō laktízō


Tornando al greco salentino, il passaggio da *laktea a lattea non dev’essere stato immediato, proviamo a ricostruirne le tappe evolutive: ”

1) Il primo passaggio è stato con ogni probabilità la dissimilazione del gruppo consonantico - kt - per mezzo della fricativizzazione del primo elemento /k/ in /x/. Questo è un fenomeno tipico del greco di epoca medievale ed è osservabile in numerose parole del greco moderno come δάχτυλο “dito”, νύχτα “notte”, οχτώ “otto” (< gr. antico δᾰ́κτῠλος, νῠ́κτᾰ, ὀκτώ) etc.

2) Successivamente si è avuto un mutamento articolatorio del suono /x/ in /f/ davanti alla dentale /t/, un fenomeno puntuale nelle varietà greche del Sud Italia. A titolo esemplificativo possono essere prese in considerazione le stesse parole del punto 1: dàftilo, nifta, oftò, varianti oggi scarsamente usate nel parlato. Nel greco di Calabria questo stesso gruppo consonantico ha prodotto gli esiti - tht - e ¬ -st-: dàthtilo, dàstilo, nithta, nista, othtò, ostò.

3) Infine, si è giunti all’ assimilazione regressiva totale che interessa il gruppo consonantico - ft - (così come -tht - e ¬ -st - per il gr. di Calabria) che muta quindi in -tt-. Ancora una volta riportiamo come esempio le parole viste nei punti 1 e 2: dàttilo, nitta, ottò, forme ad oggi più utilizzate.

Ecco quindi uno schema riassuntivo:

*λακτίζω >*λακτέα > λαχτέα > laftea > lattea
* laktízo *laktéa lachtéa

Il verbo λακτίζω pare essere conservato soltanto nel greco di Calabria, specificatamente nella variante di Chorìo di Richudi (Ghorio di Roghudi per la toponomastica italiana), nella forma lathtizo. Per il Salento, tra le numerose fonti consultate, una forma laftizo risulta presente unicamente in un’opera inedita di Domenicano Tondi, il Vocabolario Greco salentino – Italiano del quale è possibile trovare una versione digitale a cura dell’attore e scrittore Brizio Montinaro a questo link; (cfr. anche Domenicano Tondi e le sue opere );
pur fidandoci, non possiamo assicurare la veridicità di quanto riportato su questi siti e invitiamo perciò i lettori a prenderne visione con cautela.

Gianlorenzo Vacca

Vito Paolo De Pascalis



05/04/2020
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IL GRICO
Il grico è stata la lingua dei mie genitori.
Il grico è una lingua antica che ha radici nella Magnagrecia. Sicuramente è stata contaminata e rivitalizzata da successiva stratificazioni linguistiche in varie epoche, le ultime delle quali risalenti al periodo bizantino.
Il suo areale, che si estendeva per buona parte del centro e del basso Salento, ne sono testimoni vari toponimi tuttora presenti, è andato via via riducendosi fino a ridursi in appena sette piccoli centri situati nel cuore del Salento: Calimera, Castrignano dei Greci, Corigliano, Martano, Martignano, Sternatia e Zollino. A Melpignano e Soleto, normalmente menzionati facenti parte dell'area grecofona, già da tempo il grico è soltanto un ricordo delle persone più anziane. Anche negli altri centri la situazione è drammatica. Le nuove generazioni raramente comprendono il grico e ancor meno lo parlano.
Le cause che hanno portato a questa situazione sono molteplici. Il grico è riuscito a far fronte a varie pressioni esterne cedendo di fronte all'incalzare della scolarizzazione.
Di fronte a difficoltà di comunicazione tra insegnanti di lingua italiana e scolari, che il più delle volte parlano e capiscono solo grico, si crea nell'immaginario dell'epoca l'idea che il grico fosse divenuto un ostacolo allo sviluppo e alla crescita e comunque è, per il parlante grico, sinonimo di cafone o, quantomeno, arretrato culturalmente.
E, come se ci fosse stato un accordo generale, da quel momento in poi i genitori, anche se con presumibili difficoltà, smettono di parlare grico con i loro figli per insegnare loro il diletto romanzo. Si arrivava al paradosso quindi che nella stessa famiglia i figli maggiori fossero di madrelingua grica, ovvero comunicassero tra loro e con i genitori in grico, mentre i più piccoli si esprimevano in dialetto in quanto era quella la lingua insegnata loro.
Si sarebbe potuto fare qualcosa per arginare quella deriva? Si può fare qualcosa? certamente è cosa ardua, difficile, se non impossibile.
A poco sono servite le grida d'allarme lanciate a suo tempo da insigni studiosi, consci della grave perdita in termini di patrimonio linguistico e culturale che si andava consumando.
A poco son serviti i vari riconoscimenti del grico quale lingua minoritaria.
A poco son serviti e servono i continui e cospicui finanziamenti ricevuti da enti, consorzi e associazioni per la salvaguardia della lingua e della cultura grica.
E' mancato l'orgoglio e il senso di appartenenza ad una minoranza, la consapevolezza del valore e della ricchezza che ciò costituisce.
Son mancati sempre, soprattutto da parte delle classi dirigenti, la dovuta stima, la dovuta considerazione, anzi, anche se in maniera velata e neanche tanto, ha serpeggiato sempre una specie di derisione, uno snobbare costante che con grande probabilità ha incentivato quel senso di mortificazione e di inadeguatezza che i parlanti grico ormai da tempo si sentono addosso.
Cosa si può fare. Poco o niente.
E' possibile, tuttavia, far nascere un gruppo, un'associazione che abbia lo scopo di tramandare la lingua parlata? Un luogo fisico dove parlare grico e dove iniziare, quanti, soprattutto giovani, adolescenti vogliano condividere questa idea?
Si può fare? Per quanti ci credono questo sito è il luogo virtuale da cui iniziare a costruire qualcosa di concreto.

Questo lavoro.
Questo lavoro vuole essere una testimonianza di ciò che è il grico parlato. Le moderne tecnologie permettono di agevolarne l'ascolto seguendo visivamente, come nell'esempio a lato, l'ascolto del brano.
I brani all'interno sono corredati della traduzione in italiano a fronte ed è inoltre possibile mettere in pausa, riavviare, ma soprattutto è possibile riascoltare un rigo cliccandovi sopra.
I dialoghi possiedono un altro pregio, forniscono all'ascoltatore uno spaccato della vita di un tempo: usi, costumi, vicissitudini, relazioni e quant'altro.
I brani presenti fanno ferimento al grico di Martano, ovvero sono stati registrati a Martano. C'è comunque la massima disponibilità ad inserire registrazioni fatte negli altri paesi.
Sono inoltre presenti:
il vocabolario grico arricchito dei prestiti linguistici (normalmente dialettali) presenti nei brani,
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tabella dei verbi con la possibilità di coniugazione nelle varie forme,
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