Le favole di Esopo

*E cornàccchia ce o cràulo


La cornacchia e il corvo










La favola significa, che quelli, che vogliono contendere co’ maggiori di loro, oltre, che non possono essergli uguali, spesso danno da ridere agli altri.
E cornàcchia envìddie to cràulo, jatì e antropi pistèane ca m'ittin fonì-ttu sòzane mantefsi to nantiavvenire. Mian emera, donta campossu viandantu pu diavànnane, epètase apà es ena àrgulo ce ncìgnase na cracchèfsi ferma.

La cornacchia invidiava il corvo, perché gli uomini credevano che dalla sua voce si potesse indovinare il futuro. Un giorno, vedendo alcuni viandanti che passavano, volò su un albero e cominciò a gracchiare con forza.

E antropi evotìstisa, ma donta ca ìane mia cornàcchia , ene fse ciu ipe: “Pame ambrò, en ene tìpoti, ena manekhà mia cornàcchia pu fonazi. En mas ferni cammìa nova” Gli uomini si voltarono, ma, vedendo che si trattava solo di una cornacchia, uno di loro disse: «Andiamo avanti, non è nulla. È soltanto una cornacchia che grida, ma non porta alcun presagio.»