Le favole di Esopo

*o contadìno ce o avvocào


Il contadino e l’avvocato










Questa favola dimostra, che niuno, è tanto duro, e difficile che non si plachi per li doni.
Ena contadino ikhe na cai mia càusa ce ìbbie ston avvocào. Ma tuo, motti to’ tori, ècanne sia ca e’ to’ tori, ele ca ikhe addha pràmata na cai ce e’ ton ìggue.

Un contadino aveva una lite e andava dall’ avvocato . Ma il procuratore, quando lo vedeva, faceva finta di non vederlo, diceva di avere altri affari e non lo ascoltava.

O contadino ponìato. Mian emera èbbiche enan òrio ce liparò arnì ce pirte sto spiti tu avvocàu. Appena ìstiche cùcchia sto spiti ècame na fonasi to arnì.

Il contadino si doleva. Un giorno prese un agnello bello e grasso e andò presto a casa del procuratore. Quando fu vicino, fece belare l’agnello.

Motti o servituri ìcuse t’arnì, pire to contadino sto patrùna-tu ce ècame na tu dochi adiènza. Allora o contadino ipe u arnìu: “Arnài-mu, enna se ringrazièfso, jatì esù m’òcame n’akho tuttin òrian adiènza”.Quando il servitore sentì il belato, portò il contadino dal suo padrone e gli fece dare udienza. Allora il contadino disse all’agnello: “Ti sono molto grato, perché tu mi hai fatto avere questa bella udienza”.