Le favole di Esopo

* O rìzzo ce to afìdi


Il riccio e il serpente










Questa favola significa, che tu non ti de’ mai far compagni quelli, che non puoi cacciar di casa, che sono più potenti di te.
O rizzo ròdise to afidi an es to scimona ìsoze stasì sto cafùrchio-ttu. To afidi ipe ca ìsoze stasì. Ma motti ecessu sto cafùrchio ìtele na sistì, en ìsoze ja ta acàttia tu rizzu pu to pizzìzane.

Il riccio chiese al serpente di poter stare nella sua caverna durante l’inverno. Il serpente accettò. Ma quando voleva muoversi nella caverna, non riusciva per via degli spini del riccio, che lo pungevano.

Allora to afidi ipe: “Ja khari sirtu a spiri”. Ma o rizzo apàntise: “Cispu e’ ti canni na stasì ettù, sozi pai apode. Evò aputtù e’ sìome”. Allora il serpente disse: “Per favore, spostati un po’.” Ma il riccio rispose: “Chi non riesce a stare qui, può anche andare via. Io non ho nessuna intenzione di spostarmi.”