Le favole di Esopo

*O àntropo cannavozzùto


L’uomo goloso










Moralità. Niuna cosa si deve sprezzare, quantunque vile; perchè non v’è cosa sì picciola, e bassa, che non sia buona nel bisogno.
Enas àntropo poddhì cannavozzuto etàrafse atto khorìo-ttu, jatì t’ùkhane invitèfsonta es mia armasìa. Pratonta, ìvriche a’ culùmi appìdia. Ma, mìnonta ena fai poddhì pleo càddhio stin armasìa, ta èvrise, anzì ta catàlise caturontà-a apanu.

Un uomo molto goloso partì dal suo paese, perché l’avevano invitato a un banchetto di nozze. Camminando, trovò un mucchio di pere. Ma, aspettandosi una cena migliore al matrimonio, le disprezzò, anzi le rovinò pisciandovi sopra.

Pratònta pleon ambrò, ìvriche to rio poddhì primmeno ce en ìsoze diavì. Allora ènghise ma ghiurisi ampì. Ce, j'i' pina, tu ènghise na fai pròbbio citta appìddia pu prita ikhe vrìsonta. Camminando più avanti, trovò un torrente molto ingrossato e non poteva attraversarlo. Allora dovette tornare indietro. E, per la fame, fu costretto a mangiare proprio quelle pere che aveva prima disprezzato.