Le favole di Esopo
Lettura di Antonio Costa

*O sordào ce to castèddhi


Il soldato
e il castello










La favola vuol dimostrarci, che non dobbiamo, credere a sogni, tanto più intorno a quelle cose, che dalla volontà libera dello uomo dipendono.
Ena sordào irte fonammeno na filàfsi ena castèddhi stin Italia. Ma citto casteddhi ìkhe stasonta piammèno atto ria atti Francia. O sordào rodise: “Tis mas fidà a’ to nimico mas ciclonni?”. Cio pu ton ikhe fonàsonta apàntise: “Mas fidà ‘Sua Maestà’”.

Un soldato fu chiamato a fare la guardia in un castello in Italia. Ma il castello era stato preso dal Re di Francia. Il soldato chiese: “Chi ci aiuterà se i nemici ci assediano?” Quello che lo aveva chiamato rispose: “Ci aiuterà Sua Maestà.”

Allora o sordào ndèviche apà sti turri ce fònase tris fore to’ ria atti Francia. Ma tispo tu apàntise. Allora O sordào ipe: “E’ telo na clistò ec’es ena castèddhi pu, a’ mu ndiàzete afidìa, o patruna stei iu larga ca e’ me sozi mancu cusi”. Allora il soldato salì su una torre e chiamò per tre volte il Re di Francia. Ma nessuno gli rispose. Allora il soldato disse: “Non voglio chiudermi in un castello dove, se ho bisogno di aiuto, il padrone è così lontano che non può nemmeno sentirmi.”