Le favole di Esopo

*Ta dìo ajeràcia


Lo sparviero
e il nibbio










Avvertisce la favola, che gli uomini hanno da’ stimarsi da’ loro fatti, e non dal corpo giudicarli.
Ena sparvièro ce ena agherài ecànnane lòja ja tis ìane plèo artommèa. Pìrtane ambrò stin àcula na tos pì cini tis ìone o càddhio. To agherài emilì fse posso ìane dinatò ce lafrò. E àcula tos ipe:

Uno sparviero e un nibbio iniziarono a litigare su chi dei due fosse più nobile. Si presentarono davanti a un’aquila, e ognuno voleva essere giudicato migliore. Il nibbio parlava della sua forza e della sua velocità. Allora l’aquila disse:

“Apate sti caccia. Cispu perni ti càddhio càccia, ine to pleon artò”. To agheràci eghiùrise ma ena pondicò, o sparvièro èfere ena peristeri. Allora e àcula ipe: “O sparvièro ene pleo artommèa piri to ajeràci, cundu to peristeri ene pleon artommèa atto podicò”. “Andate a caccia. Chi mi porterà la preda migliore, sarà il più nobile.” Il nibbio tornò con un topo, mentre lo sparviero portò una colomba. Allora l’aquila disse: “Lo sparviero è più nobile e forte del nibbio, come la colomba è più nobile e bella del topo.”