Le favole di Esopo
Lettura di Antonio Costa

* O cràulo pu ìkhe na ghettì rìa


Il corvo che doveva
diventare re










Moralità. Chi si adorna di cose d’altri, come le perde (il che in un subito gli avviene) si conosce, qual’egli è.
O Giove, tèlonta na cami to vasilèa tos puddìo, tus fònase olu na cami to consìjo. Cùsonta tuo, o cràulo èbbiche camposses afterùe att’addha puddhìa ce paretti iu calà na fanì to pleon òrio 's olò.

Giove, volendo eleggere il re degli uccelli, li chiamò tutti a consiglio. Sentendo ciò, il corvo prese diverse penne dagli altri uccelli e si adornò così bene da sembrare il più bello di tutti.
O Giove ìstiche na to onomatìsi vasilèa, ma, motti t’addha puddhìa cùsane iu, ola lissata, tu èffiane tes aftetùe dicche-tto. Iu o cràulo, fseputimmeno, eghiùrise àscimo cundu prima.Giove stava per nominarlo re, ma, quando gli altri uccelli lo udirono, si arrabbiarono e gli tolsero le loro penne. Così il corvo, spogliato, ritornò brutto come prima.