Le favole di Esopo

* O àjo fse fsilo


Il santo
di legno










Questa favola tocca quelli, che se alle volte giovano ad alcuno, lo fanno per forza.
Ena' ftokhuddhi ikhe enan àjo fse fsilo essu, ce passon emera to pragali na tu cai a spirì calò, ma ftokhò ìane, ce panta pleo ftokhò eghènato.

Un poveraccio aveva un santo di legno in casa, e ogni giorno lo pregava perché gli arrecasse un po’ di bene, ma povero era, e sempre più povero diventava.

Mian emera pu ìstinne ce fsofa j’i pina, ton èbbiche atta poja ce, catarrèonta, ton èrifse sto tikho. Eclasti e ciofali ce apucessu eguìche tosso crusafi.

Un giorno, mentre stava morendo di fame, lo prese per i piedi e, imprecando, lo sbatté contro il muro. Si ruppe la testa e da lì dentro uscì tanto oro.

Ce allora o maro àntropo ipe: “Canòscio a spirì utton àjo: m'a patrimà e m’òdiche mai tìpoti, m’es càtare me gòmose fse crusafi”.Allora il povero uomo disse: “Guarda un po’ questo santo: con le preghiere non mi ha mai dato niente, con le imprecazioni mi ha riempito d’oro”.