Le favole di Esopo

* O liùna ce o pondicò


Il leone
e il topo








Questa favola insegna agli uomini grandi la clemenza: perchè come sono le cose umane instabili, alle volte gli uomini grandi hanno bisogno de’ più umili, e bassi.
Ena liùna, pinammeno, eplàonne acu ston ascìo fse enan àrgulo ce pòddhì pondichì tu pìane apanu. Cio efsùnise ce èbbiche ena.

Un leone, affamato, dormiva all’ombra di un albero e molti topi gli correvano addosso. Egli si svegliò e ne prese uno.

O pondicò to pracali n’o' fichì na pai, jatì, ele, ca en iane ghiusto: cio tosso checci ce o lìuna iu mèa. O liùna ton èfiche na pai senza na tu cai àdeco.

Il topo lo pregò di lasciarlo andare, perché, diceva, non era giusto: lui era tanto piccolo e il leone così grande. Il leone lo lasciò andare senza arrecargli danno.

Diàviche cerò ce o liùna to' piàcane ma ta dìttia. Allora ncìgnase na fonasi. O pondicò ìcuse e' fonè ce èdrame, ennòrise to liùna ce t’urte stennu motti t’on èfiche na pai, allora ma ta dontia rukhànise tus combu tu ditti ce o liuna èffie.Passò del tempo e il leone fu catturato con delle reti. Allora cominciò a urlare. Il topo udì le grida, corse, riconobbe il leone e si ricordò di quando lo aveva lasciato andare; allora, con i denti, rosicchiò i nodi della rete e il leone fuggì.