Le favole di Esopo

* O pondicò ce to cracàli


Il sorcio
e la rana








Il simile accade a Cittadini partegiani, che quando per cupidia di signoreggiare s’offendono l’uno, e l’altro, con mettere a pericolo la loro propria vita.
Ec’es mia’ padula na’ pondicò ezàfato m’o cracali. To prama ìbbie ambrò jatì en ìkhe ena na siri. O pondicò ìstiche crivimmeno acau sto khorto ce cai tòssonna ezzumpe apa sto cracali.

Dentro una palude, un sorcio e una rana si azzuffavano. La lotta andava avanti perché nessuno dei due riusciva a vincere. Il topo stava nascosto sotto l’erba e ogni tanto saltava addosso alla rana.

O cracali iane però pleo dinatò, ce oli ce dio acratènnane enan àvruddho. To ajeràci pu etori ticanè apopànu, ekhiùsti apanu-to ce, motti ena motti t’addho, pu emènane na zaftùne,tus èbbiche olu ce dio ce tus efe.La rana, però, era più forte, ed entrambi tenevano in mano una canna di giunco. Il nibbio, che osservava tutto dall’alto, si lanciò loro addosso e, ora uno ora l’altro, che attendevano per battersi, li prese entrambi e li mangiò.