Le favole di Esopo

* Ta melìssia ce o patrùna


Il ladro
il padrone
e le api








La favola dinota alcuni uomini per la lor ingnoranza lascian andare i nemici e scacciano gli amici, come loro traditori.
Enan àntropo, satti en ìkhe o padruna ce mancu ta melìssia, epirte sto melissari ce èbbiche to meli apucessu tes tripeddhe. Ghiùrise o padruna ce ide tes tripedhe èrcere. Istiche ce canòni citto t’alìo meli pu ìkhe mìnonta na di posso manche,

Un uomo, nel momento in cui non c’erano il padrone né le api, andò all’alveare e prese il miele dalle cellette. Tornò il padrone e vide le celle vuote. Stava osservando quel poco miele rimasto per capire quanto ne mancasse,

motti, ghiurìzonta ta melìssia atto voscisi, vrìcane to padruna cucchia stes tripèddhe èrcere ce to pizzìsane olo. Allora o padruna evotisti ce tos ipe: “Cacà ftinà, ecàmato na pai apode anìo cio pu èclefse to meli ce arte ti piànnete ma mea, pu sas dulèo.quando, tornando le api dal pascolo, trovarono il padrone vicino alle celle vuote e lo punsero tutto. Allora il padrone si voltò e disse: “Cattivi animali, avete lasciato andare via sano colui che ha rubato il miele e adesso ve la prendete con me, che mi prendo cura di voi”.