Le favole di Esopo

* E dìo cumpagnùni


Idue compagni
viaggianti








La favola significa, che quelli, che non sono stati partecipi del bene, nè del male , non sogliono esser fermi amici.
Dio taràfsane nomeni na càmone ena viàggio, ce ena fse tutu ìvriche ena stenò ce t’addho ele u fìlu-tu na mi pi “evò ìvrica”, ma “emì vrìcamo”.

Due uomini partirono insieme per fare un viaggio, e uno di loro trovò un’accetta. L’altro disse all’amico di non dire “io ho trovato”, ma “noi abbiamo trovato”.

Diàviche alìo cerò, ce cini pu ìkhane khàsonta to stenò ekhiùstisa apà fse ciu. Cio pu t’ùkhe vrìconta ipe: “Imesta pesammeni”, ce t’addho tu apàntise: "Pe: 'ime pesammeno', jati motti ìvriche to stenò, ipe: 't’ùvricca', macata 'to vrìcamo'.”.Passò poco tempo, e coloro che avevano perso l’accetta si scagliarono contro di loro. Colui che l’aveva trovata disse: “Siamo morti”, e l’altro rispose: “Di’: ‘sono morto’, perché quando hai trovato l’accetta hai detto: ‘l’ho trovata’, e non: ‘l’abbiamo trovata’”.