Le favole di Esopo

* Ta dìo cracàja


le due rane










Questa favola insegna che le cose non si vogliono fare inconsideratamente.
Dio cracàja lipariàzane ec’es ena pilacci pu to caloceri
estènnose. Tua fìcane uttto pilàcci ce vrìcane an addho.
Mottti efsèrose puru tuo epirtane
apode apucì ce, pratonta,
Due rane ingrassavano in uno stagno che d’estate si prosciugò. Le rane lasciarono questo stagno e ne trovarono un altro. Quando seccò anche quest’altro andarono
via anche di lì e, camminando,
vrìcane a’ frea. Ena fse tutu ipe:
”Catevènnome es tutto frea”.
Ce t’àddho apàntise: “An emì embènnome ettossu
ce depoi stennònni to nerò, pos cànnome n’àgguome?”:
trovarono un pozzo. Disse una di queste:
“Scendiamo in questo pozzo”.
L’altra rispose: "Se noi entriamo qui dentro
e poi si asciuga l’acqua, come facciamo a uscire?”.