Le favole di Esopo

* E stàrna ce ta caddhùzzia


I galli
e la pernice










Per questa favola ci è insegnato, che un uomo savio deve comportare le ingiurie, che se gli fanno da quelli, che non gli sono per sangue congiunti, quando vede, che quelli fanno ingiuria ancora fra lor medesimi.
Enas àntrepo ikhe campossa caddhùzzia essu,
vòrase mia’ pernice ce tin èvale nomeni
ma cia na lipariàsi.

Un uomo aveva dei galletti in casa, comprò
una starna e la mise insieme a loro per
ingrassarla.
Presta ola ta caddhùzzia ekhiùstisa n’in
pizzìsune ce na ti guàlune apucì. E Pernice
lipìato ce episte ca cio ca cànnane, to
cànnane jatì cini en ìone atti strappìna-tto.

Subito tutti i galletti cominciarono a morderla
e a scacciarla. La starna si affliggeva
e pensava che quel che facevano, lo facessero
perché essa non era della loro stirpe.

Ma motti ide ca ta caddhùzia zàfatto puru
manekhà-to, èbbiche cardìa ce ipe:

Ma quando vide che i galletti combattevano
anche fra di loro e si beccavano, si confortò
e disse:

“Apotàrtena ambrò en ecchidèo pleo, jacài
ste ce torò ca cina cumbattène ma cia stessa.
“Da ora in avanti non me la prenderò più,
poiché vedo che essi combattono fra loro stessi.