Le favole di Esopo

* To porài ce to calàmi


L'ulivo e la canna






In questa favola siamo avvertiti che que’ che a’ più forti a tempo cedono, sono miglior di quelli, che non gli cedono.

Ena poradi ècanne fuddha ma ena calami
leonta ca cio ione dinatò ce e’ sìato motti ikhe ànemo,
puru motti fisa poddhì ferma, ce estroliche to calami jacài esìato puru ma ena' fìsimon àneno.
To calàmi en ìpe tìpti.

Un ulivo si vantava con una canna
dicendo che lui era forte e non si muoveva quando c’era vento, neanche quando soffiava molto forte e rimproverava la canna perché si muoveva anche con un alito di vento.
La Canna non disse niente.

En ediàviche poddhì’ cerò ce ecatalistì o cerò
ce ìrte enan àscimon ànemo, podhì dinatò.
To calami, cundu ikhe canta panta, culùsise na sistì ce na stravosì. To porài, tèlonta na cami to fserò, e’ sisti ma clasti.

Non passò molto tempo che il tempo si guastò
e venne un brutto vento, molto forte. La canna come aveva sempre fatto, continuò a muoversi e contorcersi. L’ulivo, volendo fare il duro, non si mosse, ma si spezzò.