Cuse ti' Fonì tu Gricu
Ascolta la voce del grico
Nina: Ecèa to furno
O furnari , fintantuIl fornaio, - fintanto
esù ka ikhe ti pasta, polèmas ecì; che avevi pasta, lavoravi lì e
e furnara ènghize na kai la fornaia doveva fare
e rèccie n'e mbrojessi le "frise" d'orzo, plasmarle
ce es èvale apà ste tavle; e metterle sul tavolato -
o furnari ènghize na piài ola ta fsila il fornaio doveva prendere tutta la legna
pu ìkhamo pàronta che avevamo portato
na ta vali sto furno, e metterla nel forno

fascine

ce t'àvaddhe ec'es sto furno vàscia vàscia e la metteva dentro il forno piano piano
na piàkun ola. affinché ardesse tutta.
Motti espicce cio afse vali ola ta fsila Quando quello finiva di metter tutta la legna
ka o furno ia puru pronto e il forno era anche pronto,
"Ecèa to furno", elèa. na vali ... "Bruciavano il forno", dicevano per mettere (il pane).
[...] [...]
Enna kafsi to furno, devi “bruciare” il forno
ka ìkhe na riskaldettì che si doveva riscaldare
na siri olo to nerò pu to fsomì. per tirare tutta l'acqua dal pane.
Na termàni. Riscaldarsi.
Na termani. Riscaldarsi.
Ce o pulìze depoi E poi lo puliva
m'o skupari fse vasilìske pu mes kampagna, con lo scopa di "vasilische" (finocchio selvatico) raccolte nei campi,
ma m'o skupari mea, una scopa grande
ka en ìane e skupa pu skùpize comu ett' oss' essu. che non era la scopa con cui scopavi dentro casa;

Alcuni attrezzi del fornaio

Eskùpize tikane na min enkoddhisi depoi e statti scopava tutto affinché poi non incollasse la cenere,
O t'ògrenne La bagnava (la scopa)
e statti sto fsomi; to skupari 't'ògrenne la cenere al pane e la scopa la bagnava
sto pilai. èkanne a kulumi stin akra. nel catino. faceva un mucchietto all'estremità.
Fintantu ikhes spiccèfsonta esù, Intanto tu avevi finito, (di plasmare il pane),
nsigna già ce tàrafse apà ste tavle, cominciava già a partire (la lievitazione) sulle tavole,
na vujasi mapale e pasta, a lievitare nuovamente la pasta e
allora èbbianne depoi allora a quel punto prendeva
ce es embèja ec'es sto furno. e le "buttava" nel forno
C'èvaddhe, e metteva,
cio ikhe mia paletta fse tavla mali quello aveva una grande paletta di legno,
allora m'i màneka ce... allora col manico e
pai c'èrti, pai c'erti. "Nfurna pane". vai e vieni, vaie vieni. "Nfurna pane".
"Nfurna pane". "Inforna pane".

Il fornaio mentre sistema il pane nel forno

Allora in èvaddhe cipau Allora la metteva li sopra (sulla pala)
ce in èvaddhe ecessu e la metteva lì dentro (nel forno).
ce èperne olo t'aloni e prendeva [riempiva] tutta l'aia (la superficie)
pu ikhe o furno, ka san aloni ìane. che aveva il forno, che come un'aia era.
Evaddhe ecessu, depoi èvaddhe i porta Metteva (tutto il pane) dentro e poi metteva la porta (chiudeva con la porta)
ce allora ìstenne es posto. ed allora stava a posto.

Forno del pane.

Depoi esgarrasse n'àgui olo 'so kannò Poi la socchiudeva per far uscire tutto il fumo
ka èkanne fse kaloro che si generava dal calore
ce manumanu depoi finké e mano mano (così) poi finché
en ia kalò ka t'ùsoze fai. non era buono per poterlo mangiare (il pane).
Motti eghèrnane e ruvane, Quando alzavano (si gonfiavano) le "ruvane",
ka rekulèato, sposte ole te ruvane spostava tutte la "ruvane" - che si regolava -
ce enfurne e infornava
e recce. [...] o posto le "frise". [Cambiava] il posto
na min koddhìsune. affinché non si attaccassero.
Ce enfurne e recce. E infornava le "friselle".
Enfurne ... Infornava
[...] recce ce ruvane, [c'erano] "recce" e "ruvane" ("frise" e panetti),
Depoi Poi
Ikhe recce ce ruvane. C'erano "frise" e panetti.
enfurne e ruvane ce e recce. infornava pani e "friselle".
Ibbie depoi ce es èscize. Si procedeva poi con la divisione (delle "recce").

Divisione delle "recce".
Le "recce" dopo infornate, ancora calde, si dividevano in due parti.
La parte superiore era detta "coppo", quella inferiore "pato".
Dopo questa operazione si infornavano nuovamente.

Ma cie enghizze motti ìsele! Con quelle toccava (potevi farlo) quando volevi!
Motti ìsele? Motti ia tremmè Quando volevi? Quando erano calde
ìkhe n'es escisi dovevi dividerle!
Si, ma èrkaso essu Si, ma venivi (ritornavi) a casa
èferne te ruvane! portavi i panetti!
Erkaso essu, venivi a casa ...
En ia sukundu motti e pasta tarassi Non era come quando l'impasto partiva: ...
èferne te ruvane ... portavi (a casa) i panetti ...
a en èrkato on o furnari, se non veniva il fornaio,
ka succede kanèa prama perché succedeva qualcosa,
ikhe na fonàsis a kristiano pu ikhe o traìno, dovevi chiamare una persona che aveva il carro,
ka sto nomo pos èkanne, che a spalla come facevi;
na fonàsis ena ka ikhe o ttinò ce ìstinne pronto chiamare qualcuno che aveva la bestia (cavallo) e fosse pronto
ja piaciri na pai, perché per favore andasse ...
- [...] s'ò t'òkanne o piaciri a kristianò! - - una persona te lo faceva il favore! -
perké sandè depoi perché altrimenti poi
dopu ìmisin ora, mian ora ka efsìgnaze e pasta dopo mezz'ora, un ora che la pasta inacidiva
e' s'ìsoze kai pleo fsomì. non potevi fare più pane.
ka efsìgnaze? Che inacidiva?
Si Si.
fsìgnaze, perké o prozimi Inacidiva; il lievito
ka fsignazi kanni na vujazi ... perché inacidisce fa lievitare ...
Si. Si.
sandè en e' ... Altrimenti non è...
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